Chess Academy Anatoly Karpov

La Chess Academy di Anatoly Karpov  è stata inaugurata il 10 luglio a Pula, Anatoly Karpovin Sardegna, presso il resort Forte Village, notevole il clamore mediatico che ha visto anche la presenza di Sky Italia.

Stefano Meloccaro ha intervistato il 16 volte Campione del Mondo Anatoly Karpov, svariando su vari argomenti, dai celebri match con Garry Kasparov, passando per l’impegno politico del GM russo, ai suoi progetti futuri, vedi la sua scuola di scacchi nel mondo, presente già in 40 paesi e che vanta ben 200 accademie in Russia e di quella che è per ora la sua prima accademia estiva presente in Italia! Entro i prossimi due anni nella Federazione Russa, gli scacchi diventeranno materia scolastica obbligatoria, forse, una partnership con Anatoly Karpov sarà di buon auspicio per vedere riconosciuto anche nel nostro ordinamento scolastico, il giusto ruolo che una disciplina sportiva come gli scacchi meritano di avere!

Nel numero di ottobre di Torre e Cavallo Scacco è stato pubblicato un interessante articolo del Maestro Ludwig Rettore, di cui estrapolo la sua intervista al GM Anatoly Karpov.

Colpisce vedere una leggenda vivente come Karpov alle prese nel ruolo anticonvenzionale d’insegnate. Ciò è dovuto alla ricerca di nuovi traguardi?

Quando ami fortemente qualcosa è naturale secondo me cercare di trasmettere quello che provi. Far giungere al di là la tua passione. Un pò come passare il testimone in una staffetta.

Spera di trovare tra questi ragazzi un nuovo Anatoly?

Intanto un buon insegnante cerca di valorizzare le prerogative dell’allievo anche se sono molto diverse dalle sue. Quindi non mi aspetterei mai un vero e proprio “Karpov“. In secondo luogo il primo grande obiettivo di un insegnate è far amare ciò che insegna. Il testimone nella fattispecie è quella sensazione d’amore che per gli scacchi io ho sempre provato. Importa relativamente dunque quanto l’allievo sia promettente o talentuoso. Indubbiamente, però, il miglioramento è pure un aspetto non secondario. Una grande passione priva di una crescita costante non avrebbe infatti un terreno troppo fertile.

Il taglio del nastro rosso con Lorenzo Giannuzzi è parso un momento storico. Viene così inaugurata in Italia la prima scuola di Karpov?

Qua a Forte Village verrà inaugurata l’Accademia Scacchi di Anatoly Karpov, un progetto che intendo portare avanti in tutto il mondo e nel quale il mio coinvolgimento sarà più diretto. Non si può però parlare di prima scuola di Karpov, perchè il mio primo intervento in questo senso è stato a Berlino trent’anni fa, appena prima della caduta del muro, spostandosi successivamente a Baden Baden. Da allora il mio nome si è insediato in almeno quaranta nazioni con altrettante accademie. L’idea di divulgare un’arte come gli scacchi è sempre stato all’apice dei miei obiettivi. Penso che la carriera di giocatori non basti a completare il senso di un’esistenza votata a una materia in cui si è sempre creduto. Ecco il perchè della necessità di creare una scuola.

Notevole. Eppure non sembra che Karpov si sia rassegnato ad abbandonare la carriera di giocatore. Recente è infatti la patta con Svidler al Campionato Russo a squadre.

Fisiologicamente posso diminuire il numero di eventi a cui partecipare. Ma come potrei mai abbandonare definitivamente gli scacchi a cui ho dedicato la vita?

Fischer ha agito proprio così.

Amore e paura sono in contrapposizione. Fisher aveva verosimilmente un grande amore per il gioco. Ma alla fine aveva anche una grande paura di perdere. Questo è proprio uno dei messaggi peggiori che possono essere dati ai nostri ragazzi. La possibilità di abbandonare qualcosa di meraviglioso per il timore della sconfitta.

Vuole dire che Bobby Fischer nel 1975 ha rinunciato al mondiale per paura?

E’ la risposta più probabile. E ci tengo a rilevare che, se così fosse, si tratterebbe appunto di un errore. Nessuna sconfitta può cancellare quello che hai costruito fino a quel momento e anzi dovrebbe solo darti nuovi stimoli per migliorare.

Eppure la paura coinvolge molti giocatori; si dice che Kasparov ad esempio fosse in una sorte di panico nel primo mondiale contro di lei. Karpov ha mai avuto questo genere di paura?

E’ toccato anche a me, assolutamente. Ribadisco però che l’esempio migliore provine da quei campioni che non cedono alla paura e che non abbandonano per questo gli scacchi. Viktor Korchnoj era un giocatore estremamente ingegnoso e per tutta la vita ha voluto liberare il suo ingegno sulla scacchiera, nondimeno fu così per Mihail Tal. Questi sono dei validi esempi nella storia agonistica degli scacchi.

Voci sotterranee a Mosca dicono appunto che Kasparov fosse pronto ad abbandonare gli scacchi dopo quel 5-0 nel primo match. Alcuni sostengono che sia stata la volontà di Karpov a salvarlo.

E’ una considerazione lusinghiera, ma non è così. Non sono stato io a salvarlo, ma le autorità di Mosca. Si era certi del suo talento e allo stesso tempo che lui non ne fosse più certo. Si sapeva che non avrebbe mai potuto vincere il match. Il fatto che avrebbe abbandonato gli scacchi è noto. Da metà del match in avanti le pressioni che ho subito per salvare “il talento di Baku” non hanno avuto confini. Dovevano rimettere in sesto il campioncino e ci sono riusciti. Purtroppo alle verità ricostruite e documentate ne sono sopraggiunte altre assai più celate di cui né io né presumibilmente lo stesso Kasparov erano a conoscenza. Dettagli che alla fine si rivelano sostanziali nella ricostruzione di tutto. Il problemo principale è che sopra di noi c’erano degli orchestranti politici senza alcun rispetto per gli scacchi e per lo sport in genere. E il Ministro dello Sport russo in primis ha messo seriamente a repentaglio la mia carriera. La cosa più grave è che spesso gli scacchi sono diretti da gente che del gioco non capisce proprio nulla!

Kasparov sosteneva che era lei a orchestrare il tutto e che faceva così per evitare in tutti i modi il confronto.

Infatti si è visto come ho evitato il confronto! Non solo ci siamo incontrati (cinque volte -nda), ma alla fine ho rinunciato persino al vantaggio di due lunghezze che avevo ottenuto sulla scacchiera. Direi che l’ingenuità delle parole dell’allora giovane Garry sono la miglior testimonianza a mio favore.

Rammarichi?

Uno solo. Enorme. Non aver lottato con tutte le mie forze sin da subito affinché i nostri mondiali avvenissero fuori dall’Unione Sovietica. Le cose sono infatti migliorate solo a partire dal match di Siviglia.

Che tipo di ricordo rappresentano i mondiali con Kasparov?

Nonostante tutto la qualità del gioco che insieme siamo riusciti ad esprimere è stata notevole e non può che rappresentare un ricordo positivo.

Tra i capolavori di Anatoly Karpov di quei match amo mostrare ai miei ragazzi la “White Key Simphony” come la definì il pianista Taimanov. Anche se in quel caso avverto la mossa De5 come una stonatura. Com’è che ha voluto rovinare l’opera d’arte e non giocare De6?

Una grave mancanza artistica, sono d’accordo! [Karpov ride apertamente, ma presto ricompare sul suo volto il disappunto] Si capisce come fosse salito il livello degli scacchi a quel punto, eppure il nostro gioco era comunque in terribile discesa come popolarità. E tuttora è difficile accettare quale incredibile vantaggio abbiamo dilapidato a partire dal match tra Fischer e Spassky. Facendo un paragone con una partita di calcio è come andare al riposo con il vantaggio di quattro reti a zero e poi alla fine perdere miserabilmente la partita. L’annullamento di questo vantagio denota una carentissima capacità da parte del vertice della piramide. Il mondo intero seguiva gli scacchi e in pratica a queso mondo intero è stata chiusa la porta in faccia!

Nonostante tutti i dissapori, Kasparov l’ha suportata per la concorrenza alla presidenza della FIDE contro Ilyumzhinov. Non è sorprendente considerato quanto si è detto? Alla fine ha voluto che questo vertice della piramide fosse rappresentato proprio da Anatoly Karpov.

Non vedo cosa vi sia da stupirsi se l’alternativa è Ilyumzhinov. Le divergenze tra me e Kasparov sono notevoli, ma alla fine per quanto distanti siano alcune idee, siamo comunque estremamente vicini quando dall’altra parte c’è l’inconsapevolezza stessa degli scacchi.

Il Presidente della FIDE è un incompetente assoluto?

Procede alla cieca nell’inconsapevolezza più totale. Propria di chi non sa nulla degli scacchi e non sa dove andare a parare. Suoi sono i terribili campionati del mondo a eliminazione che hanno prodotto vincitori non credibili dalla comunità internazionale e che infine hanno allontanato appassionati e sponsor.

Tra i vincitori non credibili intende Grandi Maestri come Kasimdzhanov?

Per carità è un ottimo giocatore. Ma il titolo di Campione del Mondo richiede un’altra levatura. Ricordo ad esempio che Kasimdzhanov commise l’errore di iscriversi a un open subito dopo aver conseguito il titolo e arrivò 45°. Chiaro che poi gli sponsor scappano e anche la popolarità del gioco retrocede. Questo per quanto la coppa del mondo appaia… “spettacolare”.

Biasima anche l’attuale formato per il titolo di Campione del Mondo?

Peggio di prima era impossibile. Ilyumzhinov procede appunto alla cieca… va a sbattere, poi cerca di rimediare. Così la situazione oggi è un pò migliore, ma ancora lontana dall’essere accettabile. Fischer fece una dura battaglia affinché si compilasse un libro con una serie di regole e provvedimenti determinanti in merito al campionato del mondo. Quell’opera fu conclusa da me e messa in atto per il match con Korchnoj. Quelle pagine sono oggi distrutte, polverizzate dalla FIDE.

In Italia la nostra Federazione si è astenuta nel voto. Questo nonostante lei godesse di molta popolarità e fosse principalmente appoggiato sui social.

Questo è il problema. Alla fine le persone che vogliono davvero cambiare il sistema, che effettivamente tengono agli scacchi, non votano. E’ molto semplice. Gli scacchisti non votano. A votare sono le persone al vertice della piramide, che per lo più non hanno alcuna relazione con gli scacchi. Ed è evidente che astenersi significa favorire Ilyumzhinov, visto che non si risolve certo un problema con l’indifferenza. L’astensione è semplicemente un voto negativo che rallegra chi è al comando. Sinceramente: cosa avrebbero deciso gli scacchisti italiani? Perché la loro volontà non è stata rappresentata? Ecco: questa è la regola. Viviamo in un mondo dove a decidere degli scacchi non sono scacchisti. Dopodiché Makropoulos ha sempre saputo come fare pressione sulle varie nazioni per garantire il mantenimento della leadership internazionale.

Parole piuttosto severe.

Non abbastanza. A dirla tutta, gli scacchi sono forse sì il gioco più bello del mondo. Ma ad essere del tutto sincero non esiste nessun altro gioco, nessun altro sport, nessun’altra realtà che a livello politico abbia lo stesso livello di dittatura, di corruzione, di mafia come il nostro. Non è così nel calcio, non è così nell’atletica, non è così in nessun altra disciplina. Fidati. Siamo schiavi in un sistema incastramato, gestito da burocrati arroganti, privi di sensibilità per gli scacchi. Un mese prima delle elezioni per poter essere eletti dichiarano che il bilancio è sano. Un mese dopo il bilancio torna drasticamente in rosso. Le nazioni di tutto il mondo tremano per le loro volontà. In questi termini scalzarli è quasi impossibile.

E non si può far nulla per cambiare questa situazione?

L’unico deux ex machina è la stampa. Non è facile imbrogliare quando certi fatti arrivano alle orecchie di tutti. Come ho detto, però, la popolarità degli scacchi non è sufficiente per creare risonanza. Si capisce a questo punto anche perché la FIDE si comporti in maniera avversa al professionismo, che invece io e Kasparov cerchiamo di promuovere nel mondo.

Come vede invece i nuovi campioni che sono stati partoriti? Anche’essi subiscono l’influenza politica o sono genuini?

Nell’ultimo mondiale a cui abbiamo avuto la fortuna di assistere, sia Carlsen che Karjakin si sono dimostrati certamente due validi campioni. Eppure anche in questo caso abbiamo avuto un match estremamente scadente per quel che riguarda il trattamento del finale. La colpa non è da attribuire tanto a loro, quanto a un formato ormai tristemente accettato che sacrifica questa parte del gioco. I professionisti purtroppo sistanno adattando a una conduzione agonistica della partita che come è logico annichilisce totalmente l’ultima fase del gioco. Gli obbrobri a cui abbiamo assistito nel match sono la conseguenza di un imposizione dall’alto. Non si possono giocare con così pochi secondi finali così interessanti e profondi.

Un anno fa in una chiacchierata con Yuri Averbach, il più anziano Grande Maestro del pianeta, era emerso dalle sue parole un forte disappunto proprio intorno alla conduzione dei finali da parte delle nuove stelle. Tuttavia lui si riferiva proprio alla carente disciplina nella preparazione. Proponendo come esempi il mancato successo nel finale di donna contro torre di Svidler, l’incapacità di vincere la posizione di Philidor nel finale torre e alfiere contro torre da parte di Caruana, per non parlare degli innumerevoli alfiere e cavallo contro re andati a vuoto.

Sono in piena sintonia con Averbach e sono d’accordo che quello che manca è proprio una scuola più profonda che valorizzi al meglio il finale. Ribadisco perà che se questi ragazzi non imparano questi finali elementari, la ragione è proprio legata al fatto che è subentrata una concezione pratica del gioco. Disprezzo questo modo di concepire gli scacchi, ma ahimé temo sia subordinato ai tempi di riflessione non idonei.

Meglio le doppie cadenze come imponeva Alexander Bach all’Aeroflot?

Ecco un altro eroe dei nostri tempi! (evidente citazione dal romanzo di Lermontov – nda) Tanto per cambiare, estromesso da chi ha il potere. Tuttavia una scuola che insegni la bellezza e il valore dei finali può comunque mitigare il problema, dal momento che non è impossibile trattare decentemente certe posizioni anche a corto di tempo con un’adeguata conoscenza.

La scuola russa si rivela ancora la migliore del mondo, nonostante tutto; i migliori finalisti rimangono i russi e anche nell’ultimo mondiale, comunque la mettiamo, Karjakin è stato abile nella sua costruzione dei vari esiziali bunker. Nondimeno a primeggiare alle ultime olimpiadi è stata la “non scuola” statunitense. Come lo spiega?

Beh, sono da sempre le filosofie di questi due mondi. La Russia costruisce, l’America compra. Scuola versus Scuola degli altri. Si è rivelato così anche nella scienza e nella tecnologia. Negli scacchi senza fare tanti sforzi hanno ottenuto So dalle Filippine e Caruana dall’Italia, nonostante provenissero da realtà completamente differenti. Non li biasimerei troppo comunque, gli USA hanno sempre millantato questa loro peculiarità. L’unico consiglio che mi sentirei di dargli è di stare attenti, perché quando si investono così tanti soldi su un giocatore bisogna poi avere la certezza che il campione sia genuino.

Chi, a proposito di campioni dei giorni nostri, sente di apprezzare maggiormente?

Dovendo aggiungere un nome ai già citati Carlsen e Karjakin inserirei senza dubbio Aronian, un giocatore estremamente creativo e interessante.

E Kasparov?

E’ da qualche anno che non lo vedo, da quando si è stabilito in America. Ho visto che ha ripreso a giocare. Spero possa realizzare là quello io sto cercando di realizzare in quest’altra parte del mondo. Trasmettere anzitutto che gli scacchi non sono uno strumento di potere, ma unicamente un’arte da amare.

Dal 10 luglio al 3 settembre 2017 Anatoly Karpov ha disputato 3 esibizioni in simultanea con i bambini che hanno seguito le lezioni dell’accademia seguiamo gli ultimi istanti di quest’ultima.

Il GM russo ha vinto tutte le partite, il Maestro Ludwig Rettore ci segnala la più spettacolare, nel cui finale si può ammirare l’inossidabile tecnica cristallina di Anatoly.

Autore: Massimiliano Ferri

FIDE rating: 2174 Italy

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