Korchnoj Vs. Karpov – Intervista

Korchnoj Vs. Karpov – Intervista 1978
Korchnoj Karpov

Korchnoj e Karpov si incontrarono nelle Filippine. Era il Campionato del Mondo di Scacchi del 1978.

Ascoltiamo come Karpov definiva gli scacchi:

Per me, gli scacchi sono innanzitutto battaglia. Perciò dò capitale importanza alla parte iniziale“.

Ed ecco cosa dice Korchnoj:

Gli scacchi sono innanzitutto sport. Appunto il lato sportivo mi interessa soprattutto, in questo antico gioco. Nel gioco degli scacchi, la battaglia offre la possibilità di rischiare, di andare coraggiosamente incontro alle complicazioni“.

Prima dell’evento Korchnoj e Karpov rilasciano una conversazione-intervista che riportiamo per amor di cronaca.

Perchè amate gli scacchi?

Questa è la mia vita.

Che domanda! Sono fatti per me.

A che età avete iniziato a giocare?

A 13 anni.

Tra i 4 e i 5 anni. Ma essi non incominciarono ad essere tutto così presto per me; persino nel 1969, quanto diventai campione juniores di scacchi, non lo pensavo.

Qual’è il vostro ideale nel gioco degli scacchi?

Emanuel Lasker.

Può esserlo solo una figura che riunisce in sé doti diverse, come ad esempio R. Capablanca.

Nel gioco è più importante l’improvvisazione o l’analisi?

La sintesi; la forza del giocatore di scacchi consiste nel sapere accostare armonicamente queste qualità.

Dipende dal carattere della posizione.

E’ meglio attaccare o contrattaccare?

Attaccare è facile, se si attacca per primi; il contrattacco è la già la conseguenza dell’attacco.

Spiritualmente sono per il contrattacco, ma se si trasforma in attacco – allora non mi tiro indietro.

Secondo voi qual’è la figura più debole – non calcolando il re?

Non esiste.

Quella che sembra in migliore posizione sulla scacchiera.

Il fantasma dello zeitnot vi tormenta?

Certo, perché quando capita si sbaglia.

No

Credete nel problema di un avversario temibile?

Si, esiste.

No, per ora no.

L’avvenimento più felice della vostra vita?

Korchnoj: La mia prima vittoria al Campionato dell’Urss nel 1960.

Karpov: Spero che sia ancora da venire.

Il più grande dispiacere?

La sfortuna nella finale che designava l’avversario di Spasskij nel 1968.

Non ricordo… Una simile domanda… e solo 30 secondi per pensarci… No, non ricordo. Ecco questo mio primo ritardo nel rispondere è il mio ultimo dispiacere.

Di che cosa vi occupate dopo una sconfitta?

Vado da solo a fare una passeggiata.

Delle stesse cose, dopo una vittoria.

E dopo una vittoria?

Non influisce sul mio comportamento.

Resto al tavolo da gioco ancora un pò e analizzo, ma subito dopo tento di andarmene.

Qual’è stata comunque la partita più difficile?

Probabilmente, la prima partita dei recenti quarti di finale contro Mecking.

L’incontro contro il filippino Torre nel torneo juniores per il campionato del mondo 1969. Avrebbe deciso della mia entrata in finale. Inizialmente la partita mi era favorevole, poi non molto – poi di nuovo favorevole – poi senza speranza… Alla second’ultima partita riuscii a pareggiare.

Immaginate la situazione: la vostra partita finale capita di venerdì 13 e un gatto vi attraversa la strada..

Korchnoj: Un venerdì 13 mi disturba, ma potrebbe anche riguardare il mio avversario. In ogni caso sto lontano dai gatti neri.

Karpov: Il tredici del mese è per me un giorno felice, come ho potuto più volte sperimentare. Quanto ai gatti neri, li evito, non per superstizione, ma per non pensare quel che può accadere se non lo evito.

Credete nella casualità del gioco?

Certamente, se no non eviterei i gatti neri.

Si, nel gioco, specialmente ad alto livello, ci può essere una influenza del caso. Tuttavia, contro il caso e contro il destino si può e si deve lottare.

Vi piace ballare?

Si.

So ballare, ma male, e non mi piace.

Fumate?

Ho smesso nel Febbraio scorso per la prima volta e per sempre.

No, neppure da ragazzo mi piaceva, né lo consiglio a nessuno.

Vi piace bere?

Ora, non bevo.

Un pò nelle grandi feste.

Il vostro piatto preferito?

Il Tvorog, un tipo di ricotta.

I tortellini uralici, che mia madre prepara divinamente.

La stagione?

La Primavera.

L’Inverno e l’Estate. Negli Urali dove sono nato e cresciuto, le altre stagioni dell’anno sono brevi, così mi sono abituato.

Il giorno della settimana?

Il Sabato. Tutti riposano e tutti sono più allegri.

Il Sabato, vigilia della Domenica.

Il mese preferito?

Aprile, la Primavera.

Maggio che ha molte feste. Tra l’altro sono nato in Maggio.

Quali sono i luoghi che vi piacciono di più?

Il lungo-Neva.

Ce ne sono molti. Il lago di Turgojak, nella regione di Celjabinsk, dove andavo coi genitori nei giorni di vacanza. La natura degli Urali è bella quanto i dintorni di Mosca. Fra i luoghi cittadini amo l’Isola di Vasilev e la Prospettiva Kirov a Leningrado, il Cremlino di Mosca; tutta particolare e incomparabile è Parigi…

In quali paesi siete stati?

Quasi in tutti.

Posso dirlo con precisione: in 15.

Dove vorreste andare?

Ho detto “quasi”… Ecco, desidererei andare in Asia, Giappone, Vietnam, Filippine…

Ovunque ci porta il destino degli scacchi e dove non sono già stato.

Qual’è il vostro più lieto ricordo di un viaggio all’estero?

Il capodanno ’56 a Hastings.

Nel 1971 a Portorico. Andammo tutti noi della squadra studentesca su una Volkswagen in spiaggia dove ci scottammo da non poterci più muovere: e si era alla vigilia della finale. Nel torneo c’era un numero dispari di squadre; così una doveva riposare. Sono andato proprio io al sorteggio: ed è toccato proprio a noi di riposare. Così abbiamo potuto rimetterci in sesto.

La materia di studio che è stata o è rimasta per voi la più interessante?

A scuola, la storia. Poi all’università la storia antica.

A scuola, la matematica e la geografia. Ora l’economia politica.

Che cosa sognavate di diventare da piccoli?

Essendo leningradese: marinaio.

A quanto dicono i miei genitori: pilota, e promettevo di far volare tutti.

Che cosa sareste divenuti se non foste stati scacchisti?

Per formazione: storico. E la mia vita non sarebbe stata interessante quanto lo è ora.

Sarei divenuto… scacchista.

Che cosa pensate divengano i vostri figli?

Uno scienziato fisico.

Serve pensare a queste cose?

Nominate la professione a vostro giudizio più interessante.

Lo scienziato. Fa progredire l’umanità.

Il medico.

I vostri divertimenti e hobbies?

Amo ascoltare versi. Mi piace la musica leggera e colleziono dischi e incisioni magnetiche.

Ne ho molti: la filatelia, i libri, gli spettacoli sportivi, il cinema, il teatro. Insomma tutto quello che mi aiuta a giocare bene a scacchi.

Il vostro scrittore preferito?

O’Henry.

Lermontov.

Il film preferito?

Le notti di Cabiria.

L’epopea cinematografica “Liberazione“.

Il cantante o la cantante?

Beniamino Gigli.

Sicuramente più degli altri Muslim Magomaev.

Il libro?

L’uomo che ride di Victor Hugo.

I poemi romantici di Lermontov, le 12 seggiole e il vitellino d’oro di Il’f e Petrov.

Lo sport preferito?

L’atletica leggera.

Come tifoso preferisco gli sport spettacolari. Mi piacciono anche la ginnastica e l’atletica leggera.

E il calcio?

Mi piace solo il bel calcio, ma in genere non ne sono appassionato.

Squadre preferite non ne ho; faccio il tifo per quella che gioca meglio.

Lo sportivo che vi piace di più?

Il pattinatore Aleksandr Zajcev.

Brumel e Botvinnik, uomini che non solo hanno vinto i loro avversari ma anche se stessi.

Vi disturba la popolarità?

Sì, alcuni tifosi di scacchi con le loro molestie mi innervosiscono.

In molti casi sì. Non lasciano in pace.

Quante ore al giorno dedicate agli scacchi?

Dipende dall’umore e quello, a sua volta, dipende dal torneo che c’è in vista. In media mi impegno circa tre ore al giorno.

Dipende da quanto tempo manca per le gare scacchistiche. In genere, si può lavorare in modo proficuo non più di 5 ore al giorno. Dopo di che il lavoro procede con scarso risultato.

Pensate un giorno di fare l’allenatore?

Lo farò senz’altro, ma senza lo zelo che hanno alcuni grandi maestri.

Non ne sono sicuro. E’ un occupazione molto difficile. Non credo di poter diventare un buon insegnante. Molte cose mi sono riuscite con troppa facilità, perciò non credo di poter “sentire” la persona che non sa comprendere ciò che per me è naturale.

Credete che esista il problema dell’avversario difficile?

Sì, un tale problema esiste.

Per adesso non ci credo.

Ha influenza su di voi la reazione del pubblico?

Korchnoj: Di regola no, ma alle volte…

Karpov: Senza dubbio disturba.

E l’atteggiamento dell’avversario?

Succede: certi avversari mi danno sui nervi.

No, non troppo. Però se l’avversario si comporta in modo indecente è una cosa spiacevole.

Qual’è il vostro modo di comportarvi verso l’avversario della gara finale?

Karpov è uno scacchista giovane e di straordinario talento. Ma chissà se la sua fama smisurata gli porterà danno.

Viktor Lvovic è maggiore di me e perciò il mio atteggiamento verso lui dipenderà da quello suo verso me.

Avete molti amici?

Nonostante il mio carattere difficile, di amici ne ho, chissà perché, molti.

Non è una cosa facile trovare un amico e tanto più a uno scacchista. Non ho molti amici, ma spero che quelli che ho siano fedeli e cerco di corrispondere loro nella stessa misura.

Quali sono le caratteristiche che vi piacciono negli uomini?

La coerenza dell’uomo, la dolcezza della donna.

La tenacia negli intenti e l’intelligente audacia, nelle donne la modestia.

E al contrario quali sono per voi le caratteristiche spiacevoli?

La mancanza di princìpi, l’assenza di una posizione propria.

La falsità e la pusillanimità.

Il vostro eroe preferito?

Martin Eden.

L’eroe del nostro tempo.

 

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