Papa Leone XIII e gli scacchi

Papa Leone XIII

Nel XII secolo si rischiava di essere scomunicati per quello che al giorno d’oggi, in alcuni circoli, sarebbe considerato un comportamento serale normale di propri soci (bicchierini di vino e partitina a scacchi).

I musulmani li proibirono perché i pezzi potevano essere considerati degli idoli.

Gli ebrei bandirono il gioco degli scacchi nel 1332.

Budda lo proibì ancora prima che fosse inventato (non amava i giochi da farsi con la scacchiera).

I cristiani non hanno fatto altro che proibirlo e l’ayatollah Khomeini si è adeguato anche lui.

Oltre a Santa Teresa D’Avila altri eminenti uomini di Chiesa hanno avuto la passione per il gioco degli scacchi.

Il più forte tra i Papi è stato indubbiamente Leone XIII. Egli arrivò sul trono di San Pietro nel 1878.

Sul sito Chess Microbase abbiamo archiviato una brillante partita, giocata quando era solamente il povero Cardinal Pecci.

Si tratta di una partita di Giuoco Piano ed è una miniatura. Ve la lasciamo gustare senza commenti. In modo da allietare la vostra Domenica.

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Santa Teresa D’Avila – Scacchi

Santa Teresa D'Avila Scacchi

Santa Teresa D’Avila  era un appassionata. Abilissima giocatrice. Utilizzava il gioco come mezzo d’istruzione.

Il suo entusiasmo per il gioco la fece proclamare santa patrona degli scacchisti.

Dedicò un intero capito agli scacchi nel suo Cammino della perfezione. In esso pone in relazione lo sviluppo dei pezzi con lo sviluppo delle nostre facoltà per amore divino.

Una sua abitudine l’avrebbe messa in difficoltà con la FIDE: sembra si desse a delle levitazioni involontarie e dovesse attaccarsi a una grata di ferro per non sbattere contro il soffitto. Doveva essere sconcertante per gli avversari.

Un aforisma di Santa Teresa D’Avila che può aiutare il giovane scacchista alla ricerca della perfezione:

Non lamentiamoci dei nostri timori né ci scoraggi vedere la debolezza della nostra natura e dei nostri sforzi.

 

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Stallo – nè vinti nè vincitori – legge della savana

Faceva fresco nel margine della radura e Tarna, il leopardo, era contento d’essersi coricato dalla parte di sottovento. Da due giorni Benson il cacciatore batteva la pista fresca del leopardo che attraversava un sentiero fangoso vicino al fiume. E vi erano buoni motivi per questo inseguimento, perché da molto tempo i cacciatori del villaggio avevano deciso di mettere fine alle notturne razzie alle loro capre.

Tarna alzò la testa e si guardò attorno, dilatando le narici sensibilissime, pronte ad avvertire odori insoliti.

L’aria era calda ed immobile e Tarna impigriva indolentemente.

Intanto Benson, che aveva scorto il leopardo, aveva fato un lungo giro per una larga via traversa. Ora si trovava a circa mezzo miglio dalla belva e si avvicinava sopravento lungo il letto asciutto del fiume.

Benson sapeva di essere ormai vicino al leopardo ed avanzava molto cautamente.

Improvvisamente si udì uno scricchiolio di rami nel sottobosco, ed una specie di gazzella, le corna allungate sopra il corpo grazioso, attraversò con un balzo il sentiero di Benson e sparì alla sua destra tra l’erba alta.

Benson imprecò tra sé e sé.

Il rumore della gazzella impaurita fece balzare in piedi Tarna, tutto teso ad aspettare.

stallo

Il leopardo ed il cacciatore dovettero scorgersi nello stesso istante, poiché, come Benson sparò, Tarna d’un balzo attraversò la radura, seguendo la traccia che conduceva alla più vicina pozza d’acqua.

Benson corse a gran velocità nella direzione del leopardo e, mentre correva lungo la pista, notò alcune gocce di sangue.

Evidentemente il leopardo era stato ferito e questo lo poteva rendere pericoloso.

Ma ecco che ad un certo punto la pista faceva girare la traccia verso sinistra, diretta al letto del grande fiume. A una decina di metri, dopo un tratto d’erba secca, c’era un canneto, largo poco più di sei metri e lungo forse il doppio; certamente, Tarna era là.

Benson si fermò con le spalle appoggiate ad un albero vicino e sì guardò attorno. Entrare nel canneto sarebbe stato quasi certamente fatale; ebbene, avrebbe aspettato.

Tarna, intanto era furente. Giaceva immobile, col fianco dolorante nel punto in cui la pallottola di Benson gli aveva scavato un solco sanguinoso. Non c’era scelta: doveva starsene dov’era.

Con l’occhio semichiuso sorvegliava Benson, che per contro, non poteva osservare il leopardo, immerso nella più profonda oscurità del canneto.

Cacciatore e cacciato aspettavano, immobili come statue.

Era stallo.

Ma ecco che la scena fu rapidamente avvolta dal crepuscolo tropicale, e Benson si decise ad avviarsi verso casa.

Per questa volta non v’era stato né un vinto né un vincitore, ma entrambi i protagonisti si preparavano ad una nuova partita, per un altro giorno.

 

 

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Humphrey Bogart e gli scacchi

Humphrey Bogart

Ne prendiamo notizia da un altro scacchista.

I patiti  del cinema si ricorderanno che la prima inquadratura di Rick (Humphrey Bogart) in Casablanca, ce lo mostra mentre gioca da solo una partita a scacchi. La scena era stata suggerita al regista, Mike Curtiz, dal protagonista stesso, perchè Bogie era anche lui uno scacco-dipendente.

Humphrey, probabilmente il più abile giocatore tra tutte le stelle del cinema, era ossessionato dagli scacchi fin dal tempo della scuola; nei momenti più duri della Grande Depressione, quando i giovani attori in attesa di essere scoperti guadagnavano ancor meno che in tempi normali, Bogie trovò il sistema di arrotondare il bilancio famigliare. In quegli anni viveva a New York, vicino ad un caffè in cui si giocava abitualmente a scacchi, anzi vi era un “esperto” fisso che sfidava i clienti per pochi spiccioli. Il nostro attore batté l’esperto così spesso che il proprietario del locale gli offrì di prenderne il posto. Humphrey Bogart rifiutò, ma facendo questo giochetto a Broadway, modificò sensibilmente il suo standard di vita.

humphrey bogart bacia lauren bacall

Anni e anni più tardi, quando ormai faceva il tutto esaurito a teatro, continuava il giochetto della sfida agli scacchi, solo che le cifre erano ben maggiori. Uno dei suoi biografi narra che Bogart era solito valutare i suoi amici in base alla loro abilità nel giocare a scacchi e a tenere l’alcool.

Lui aveva entrambi i vizietti. Sfortunatamente le uniche sue partite che conosciamo sono delle sconfitte subite contro grandi campioni.

Humphrey Bogart - Paul LimbosEcco qui Humphrey Bogart sul set de La regina d’Africa, che perde col campione belga Paul Limbos, mentre Lauren Bacall e Katharine Hepburn osservano:

La star di Casablanca non l’aveva sempre vinta. Art Buchwald batteva Bogie regolarmente. Anche il più famoso ristoratore di Hollywood, Mike Romanoff, non gliene faceva vincere una, tant’è vero che una volta riuscì a spillargli ben cento dollari, battendolo per venti volte di seguito. Humphrey Bogart incassò lo smacco, ma studiò una terribile vendetta. Chiamò Romanoff e lo sfidò ad un’ultima partita al telefono, per la stessa posta. Mike si sentì già altri cento dollari in tasca e restò intronato quando l’attore lo fulminò in sole venti mosse. Quello che non sapeva era che a fianco di Bogart sedeva Herman Steiner, il campione Usa di scacchi, che fondò il Club scacchistico di Hollywood.

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