Il buon senso negli scacchi

Il buon senso negli scacchi

Il buon senso negli scacchi è un libro scritto dal secondo Campione del Mondo di scacchi.

Nella Primavera del 1895 Emanuel Lasker concesse 12 lezioni di scacchi ad un pubblico di scacchisti londinesi. Il libro ne è la loro trascrizione sintetica.

Federico Cenci è il traduttore in italiano della versione inglese “Common Sense in Chess”. In pratica vi è un libro nel libro.

Emanuel Lasker è stato il fautore del concetto di “lotta” applicato agli scacchi. Nelle sue partite andava a volte in posizione inferiore, con tenacia riusciva a destabilizzare la mente dell’avversario, riuscendo a sovvertire l’esito dell’incontro.

Tra amatori capita spesso di fare errori, ed è grazie alla capacità di resistenza che si riesce a recuperare. Il libro è un valido per capire come dovrebbe essere condotta la battaglia.

Inoltre Lasker consiglia di prendere quanto da lui scritto con senso critico. Così come fu consigliato dal suo istruttore a Garry Kasparov: “Non fidarti del giudizio degli altri, fai sempre un analisi personale della posizione”, quasi un secolo prima Lasker consigliò ai suoi studenti di leggere il libro adottando il giusto mix di scetticismo e scrupolosità nella verifica di quanto scritto.

Nel corso della prima lezione viene messa in evidenza la debolezza delle case f2-f7 nelle prime fasi dell’apertura. Nella seconda parte viene posta attenzione sulla casa h7. E’ una lezione molto utile per i giocatori della Difesa Francese. Vi è una trappola in apertura che è bene conoscere. Nelle prime fasi della mia carriera scacchistica vi sono caduto, poi l’ho fatta mia usandola a mio vantaggio.

La seconda e la terza lezione sono incentrate sugli sviluppi della Partita Spagnola. Lasker è un fautore di 3. … Cf6 e mette in luce gli svantaggi di 3. … a6. Un secolo di storia è stato speso per giustificare 3. … a6 da parte del nero e ancora oggi si ritiene che il bianco esca dalla fase di apertura con un leggero vantaggio. Anche se gli amanti dell’Attacco Marshall sembrano sul punto di aver trovato la via per arrivare ad un pareggio. Comunque l’attuale Campione del Mondo Magnus Carlsen seguendo i consigli di Emanuel Lasker ha inserito nel proprio repertorio 3. … Cf6.

La quarta lezione ha per oggetto il Gambetto Evans. Viene presa in esame la ritirata dell’alfiere in a5. In primo luogo si mostra quanto sia difficile l’attacco del bianco sulla immediata 6. d4, in seconda analisi viene messa in evidenza la bontà di 6. 0-0. Chi si avvicina agli scacchi dovrebbe analizzare con cura la partita Sempreverde giocata a Berlino nel 1852 tra Anderssen e Dufresne.

Il Gambetto di Re è trattato nella quinta lezione. Lasker giudica giocabile 3. Cf3, mentre bolla come scorretta 3. Ac4. Reputa il Gambetto di Re un trucchetto da bar. Il piacere degli occhi è soddisfatto dai commenti alla partita Immortale, giocata nel 1851 da Anderseen e Kieseritzky.

Nel corso della sesta lezione a Lasker fu chiesto di analizzare i giochi chiusi. Presentò la Difesa Francese che rientra propriamente nei giochi semichiusi. Criticò aspramente alcune linee che furono poi teorizzate negli anni a venire, ma non mancò di evidenziare come il gioco del nero debba basarsi sulla spinta di reazione c5. Come terza mossa suggerì al bianco 3. Cc3 alla quale consigliò di replicare con 3. … dxe4. L’idea di Winawer venne rielaborata qualche decennio più avanti e come nell’Attacco Marshall vi è chi preferisce avere il pedone di vantaggio e chi preferisce tenere l’iniziativa.

La settima e ottava lezione sono incentrate sull’attacco. Dopo un’esposizione di come si dovrebbe condurre una battaglia, si analizza quella che è forse la più famosa partita giocata da Lasker. La Lasker – Bauer giocata ad Amsterdam nel 1889 in cui il professore sacrifica ambo gli alfieri sulle case h7 e g7. Seguono analisi di partite giocate da Shulten, Paulsen, Morphy, Steinitz, Zukertort, Noa, Tarrash, Blackburne.

La difesa è il tema della nona lezione. Vengono elencati principi semplici da seguire, come fare attenzione alla difesa del pedone g ed h, al non avanzarli anche se l’avversario staziona fastidiosamente con i suoi pezzi intorno all’arrocco. Seguono delle partite dimostrative e Lasker si dimostra gentleman mostrando alcune posizioni tratte dal suo match con Steinitz in cui viene mostrata la forza del primo Campione del Mondo di scacchi. In questa fase del libro Lasker enuncia per la prima volta un grande numero di varianti. Egli infatti sostiene che in apertura bisogna evitare di imparare tutto a memoria e che sia da privilegiare il seguire alcuni principi cardini. Anche l’attacco per lui è una questione naturale, un evolversi della posizione in cui anche l’intuito gioca la sua parte. Ma la difesa è un arte più profonda, bisogna calcolare bene tutte le sottigliezze se si vuole respingere l’attacco più insidioso.

La decima, l’undicesima e la dodicesima lezione sono un concentrato di studi sui finali. Viene messo in evidenza come il re in finale sia un pezzo forte. Lasker propone alcune posizioni che non sono trattate in altri libri. Facciamo un esempio:

Il bianco muove e vince.

Nella posizione del diagramma Lasker vuole esplicitare quello che lui chiama “principio dell’esaurimento”. Ai giorni nostri noi lo chiamiamo “concetto delle mosse di riserva”. In questo capitolo sono presi in considerazione il valore dei singoli pezzi. Lasker spiega quali sia meglio possedere in base alla situazione dei pedoni presenti sulla scacchiera.

Il buon senso negli scacchi si conclude con un appendice: Emanuel Lasker – Il gioco del futuro. Un articolo apparso nella North American Review#186 (Settembre/Dicembre 1907).

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