La cattiveria negli scacchi

IM Smirnov T vs IM Praggnanandhaa R

Pubblicato da A.S.D. Circolo Scacchistico Bolognese su Lunedì 12 novembre 2018

Sono consapevole di cominciare a scrivere un post che potrebbe sollevare un polverone.

I bambini sentono la pressione esattamente come la sentono gli adulti.

Pensate forse che Smirnov fosse felice di difendere una posizione in cui può soltanto pareggiare? E come si sarà sentito Praggnanandhaa nel constatare che la fortezza bianca era inespugnabile.

2 secondi di incremento per ogni mossa, un margine irrisorio quando ci si deve sforzare di creare qualcosa.

Ebbene si, i bambini piangono e si arrabbiano quando non riescono ad ottenere ciò che vogliono, ma in genere coloro che piangono sono i migliori. “Imparare a metabolizzare la sconfitta e tornare immediatamente alla scacchiera perché per noi ci deve essere una sorte diversa”, il pensiero espresso dal bambino capace di sognare.

Chi si accontenta di giocare per diletto non raggiungerà quasi mai il livello di frustrazione raggiunto dai due protagonisti.

Ma gli scacchi sono la magia che va oltre il gioco e le lacrime sono quelle perle che ci fanno adorare qualcosa, sono un lasciarsi andare e sono patrimonio dei vincenti.

Si può perdere una partita, si può rimanere bloccati davanti un problema, poi si mettono i pezzi nella scatola e li si ritira fuori, per tornare a giocare al gioco più bello del mondo.

Gli scacchi sono l’essenza dell’emozione, vivila come ti riesce meglio, ma vivila perché quando avrai smesso di giocare, l’unica cosa che ti rimarrà è osservare le emozioni degli altri, o forse farai così tanti soldi che le emozioni avrai la possibilità di comprarle.

Noi si gioca sulla scacchiera in legno con 32 legnetti e preferiamo piangere e ridere mentre cerchiamo lo scaccomatto o la nostra partita immortale.

 

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