Stallo – nè vinti nè vincitori – legge della savana

Faceva fresco nel margine della radura e Tarna, il leopardo, era contento d’essersi coricato dalla parte di sottovento. Da due giorni Benson il cacciatore batteva la pista fresca del leopardo che attraversava un sentiero fangoso vicino al fiume. E vi erano buoni motivi per questo inseguimento, perché da molto tempo i cacciatori del villaggio avevano deciso di mettere fine alle notturne razzie alle loro capre.

Tarna alzò la testa e si guardò attorno, dilatando le narici sensibilissime, pronte ad avvertire odori insoliti.

L’aria era calda ed immobile e Tarna impigriva indolentemente.

Intanto Benson, che aveva scorto il leopardo, aveva fato un lungo giro per una larga via traversa. Ora si trovava a circa mezzo miglio dalla belva e si avvicinava sopravento lungo il letto asciutto del fiume.

Benson sapeva di essere ormai vicino al leopardo ed avanzava molto cautamente.

Improvvisamente si udì uno scricchiolio di rami nel sottobosco, ed una specie di gazzella, le corna allungate sopra il corpo grazioso, attraversò con un balzo il sentiero di Benson e sparì alla sua destra tra l’erba alta.

Benson imprecò tra sé e sé.

Il rumore della gazzella impaurita fece balzare in piedi Tarna, tutto teso ad aspettare.

stallo

Il leopardo ed il cacciatore dovettero scorgersi nello stesso istante, poiché, come Benson sparò, Tarna d’un balzo attraversò la radura, seguendo la traccia che conduceva alla più vicina pozza d’acqua.

Benson corse a gran velocità nella direzione del leopardo e, mentre correva lungo la pista, notò alcune gocce di sangue.

Evidentemente il leopardo era stato ferito e questo lo poteva rendere pericoloso.

Ma ecco che ad un certo punto la pista faceva girare la traccia verso sinistra, diretta al letto del grande fiume. A una decina di metri, dopo un tratto d’erba secca, c’era un canneto, largo poco più di sei metri e lungo forse il doppio; certamente, Tarna era là.

Benson si fermò con le spalle appoggiate ad un albero vicino e sì guardò attorno. Entrare nel canneto sarebbe stato quasi certamente fatale; ebbene, avrebbe aspettato.

Tarna, intanto era furente. Giaceva immobile, col fianco dolorante nel punto in cui la pallottola di Benson gli aveva scavato un solco sanguinoso. Non c’era scelta: doveva starsene dov’era.

Con l’occhio semichiuso sorvegliava Benson, che per contro, non poteva osservare il leopardo, immerso nella più profonda oscurità del canneto.

Cacciatore e cacciato aspettavano, immobili come statue.

Era stallo.

Ma ecco che la scena fu rapidamente avvolta dal crepuscolo tropicale, e Benson si decise ad avviarsi verso casa.

Per questa volta non v’era stato né un vinto né un vincitore, ma entrambi i protagonisti si preparavano ad una nuova partita, per un altro giorno.

 

 

Hits: 19